Sulutumana

Carlina Rinascente

Era l’estate di un anno di guerra,
il primo di cinque lunghissimi anni
quando arrivasti al terrore e alla terra
e cominciasti a macinare giorni
con la memoria di là da venire
in quel tempo di andate e di non ritorni

Le notti non erano tranquille e luci nel cielo non erano stelle,
così per qualche tempo ancora
dal latte di tua madre ai banchi della scuola
fino al sapore di menta della prima cicca americana,
fino all’odore di ferro alla stazione da dove non sei partita.

I piedi seguivano attenti le rotte del caso
e la sfortuna a un palmo di naso
… e quanto piangere …
e quanto ridere…

Appesi a un filo danzavano al sole
i tamburi leggeri suonati dal vento
Sogni salivano fino al cortine e poi svanivano di tanto in tanto
E non sapevi di tutti quei figli
che avresti comprato di lì a un momento.

La sera tornavi a casa stanca
polvere di metallo sulla tua pelle bianca

Ti vedo nelle foto giù al ponte
con i tuoi pochi anni, Carlina Rinascente
e ad ogni mese di maggio con le mani sgranerai rosari
e in ogni sguardo del cielo rivedrai chi non è più tornato.

i piedi seguivano attenti le rotte del caso
e la sfortuna a un palmo di naso
… e quanto piangere …
e quanto ridere…